San Cristoforo, martire in Licia nel 250, durante la persecuzione dell'imperatore Decio, fu uno dei «quattordici santi ausiliatori», colui che avrebbe portato sulle spalle un bambino, che poi si rivelò Gesù. Il testo più antico dei suoi Atti risale all'VIII secolo. In un'iscrizione del 452 si cita una basilica dedicata a Cristoforo in Bitinia. Cristoforo fu tra i santi più venerati nel Medioevo; il suo culto fu diffuso soprattutto in Austria, in Dalmazia e in Spagna. Chiese e monasteri si costruirono in suo onore sia in Oriente che in Occidente. (Avv.)
Patronato:Pellegrini, Motoristi, Viaggiatori, Ferrovieri, Tranvieri, Automobilisti,
Etimologia: Cristoforo = portatore di Cristo, dal greco
Emblema: Palma
Il testo più antico dei suoi Atti, in edizione latina, risale oltre
il sec. VIII. Esso contiene narrazioni intessute di episodi talmente fantastici,
da spingere qualche critico a dubitare della reale esistenza di questo
martire. Ma in un'iscrizione del 452, scoperta ad Haidar-Pacha in Nicomedia,
.si parla di una basilica dedicata a Cristoforo nella Bitinia: ciò
non comporta necessariamente che il santo sia originario di questa regione.
I1 Martirologio Geronimiano al 25 luglio pone la festa di Cristoforo in
Licia, nella città di Samon: ma sul problema della localizzazione
di questa Samon, i critici non sono pienamente concordi. Un'altra testimonianza
è del 536: tra i firmatari del concilio di Costantinopoli ci fu
un certo Fotino del monastero di S. Cristoforo non meglio identificato.
S. Gregorio Magno, infine, parla di un monastero in onore di questo martire
a Taormina in Sicilia. Si tratta, è vero, di testimonianze sommarie,
ma per sé sufficienti a dimostrare l'esistenza storica del martire
orientale, ucciso, secondo il Geronimiano, nel 250, durante la persecuzione
di Decio.
Cristoforo fu uno dei santi più venerati nel Medioevo: chiese e
monasteri si costruirono in suo onore sia in Oriente sia in Occidente;
particolarmente, in Austria, in Dalmazia e in Spagna il suo culto fu diffusissimo.
Nella Spagna, poi, si venerano molte sue reliquie. Cristoforo godeva speciale
venerazione presso i pellegrini e proprio per questo sorsero in suo onore
istituzioni e congregazioni aventi lo scopo di aiutare i viaggiatori che
dovevano superare difficoltà naturali di vario genere. Questo intenso
culto determinò il sorgere di una letteratura copiosa e straordinaria,
caratterizzata da leggende e narrazioni favolose dove, indipendentemente
dall'obbiettività storica, è degna di ammirazione la ricca
fantasia dei compilatori. Si nota, tuttavia, come le leggende orientali
differiscano, in parte, da quelle occidentali. Secondo i sinassari, Cristoforo
era un guerriero appartenente a una rozza tribu di antropofagi; si chiamava
Reprobo e nell'aspetto "dalla testa di cane" (come lo definiscono
gli Atti) dimostrava vigoria e forza. I1 particolare della cinocefalia
ha indotto qualche critico moderno a vedere nelle leggende l'influsso
di elementi della religione egiziana, presi specialmente dal mito del
dio Anubis, o anche di Ermete ed Eracle. Narra ancora la leggenda che,
entrato nell'esercito imperiale, Cristoforo si convertì al Cristianesimo
e iniziò con successo fra i suoi commilitoni un'intensa propaganda.
Denunziato, fu condotto davanti al giudice che lo sottopose a svariati
supplizi. Due donne, Niceta e Aquilina, incaricate di corromperlo, furono
da lui convertite e trasformate in apostole (nel Martirologio Romano sono
menzionate come martiri al 24 luglio). Cristoforo prima fu battuto con
verghe, in seguito colpito con frecce, poi gettato nel fuoco e, infine,
decapitato.
Jacopo da Varagine (sec. XIII), con la sua Legenda Aurea, fu l'autore
che in Occidente rese celebre Cristoforo Secondo questo testo, egli era
un giovane gigante che si era proposto di servire il signore più
potente. Per questo fu successivamente al servizio di un re, di un imperatore,
poi del demonio, dal quale apprese che Cristo era il più forte
di tutti: di qui nacque il desiderio della conversione. Da un pio eremita
fu istruito sui precetti della carità: volendo esercitarsi in tale
virtù e prepararsi al battesimo, scelse un'abitazione nelle vicinanze
di un fiume, con lo scopo di aiutare i viaggiatori a passare da una riva
all'altra. Una notte fu svegliato da un grazioso fanciullo che lo pregò
di traghettarlo; il santo se lo caricò sulle spalle, ma più
s'inoltrava nell'acqua, più il peso del fanciullo aumentava e a
stento, aiutandosi col grosso e lungo bastone, riuscì a guadagnare
l'altra riva. Qui il bambino si rivelò come Cristo e gli profetizzò
il martirio a breve scadenza. Dopo aver ricevuto il battesimo, Cristoforo
si recò in Licia a predicare e qui subì i1 martirio.
Come questa leggenda sia sorta è ancora oggi un problema insoluto.
Si sono formulate alcune ipotesi: chi ritiene che il nome Cristoforo (
= portatore di Cristo) abbia potuto suggerire la leggenda; chi suppone
che l'iconografia (Cristoforo con Gesù sulle spalle) sia anteriore
alla narrazione di Jacopo da Varagine, per cui la rappresentazione iconografica
avrebbe ispirato il motivo leggendario.
La festa di Cristoforo in Occidente è celebrata il 25 luglio, in
Oriente il 9 maggio.
Per quanto riguarda il folklore, è da notare come esso non sia
diminuito nei tempi recenti, sebbene abbia subito, ovviamente, degli adattamenti.
Se nel Medioevo Cristoforo era venerato come protettore dei viandanti
e dei pellegrini prima di intraprendere itinerari difficili e pericolosi,
oggi il santo è divenuto il protettore degli automobilisti, che
lo invocano contro gli incidenti e le disgrazie stradali. Varie altre
categorie si affidano alla sua tutela: i portalettere, gli atleti, i facchini,
gli scaricatori e, in genere, coloro che esercitano un lavoro pesante
ed esposto a vari rischi. La leggenda del bastone fiorito, dopo il trasporto
di Gesù, ha contribuito a dichiararlo protettore dei fruttivendoli.
Fu anche uno dei quattordici santi ausiliatori, di quei santi, cioè,
invocati in occasione di gravi calamità naturali. Questa devozione
sorse nel sec. XII e si sviluppò nel sec. XIV. Il patrocinio di
Cristoforo era specialmente invocato contro la peste. La leggenda, inoltre,
ispirò in Italia e in Francia poemetti e sacre rappresentazioni.
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